Marco Ceroni di Repower: «Agrivoltaico, il futuro passa dall’agricoltura»
L’AD di Repower sul progetto di Ciminna che racconta un nuovo equilibrio tra energia, territorio e innovazione agricola: «Colture sperimentali e un sistema attento per l’approvvigionamento idrico»
L’agrivoltaico si afferma sempre più come un modello capace di ridefinire il rapporto tra energia e territorio, integrando innovazione tecnologica e continuità agricola. Non si tratta solo di produrre energia rinnovabile, ma di costruire sistemi complessi in cui colture, gestione delle risorse e nuove soluzioni produttive convivono in equilibrio. In questa visione, l’agricoltura torna al centro, diventando il vero punto di partenza della progettazione.

Quali sono gli aspetti più importanti su cui concentrarsi per fare davvero la differenza con l’agrivoltaico?
«Il progetto di Ciminna si sviluppa su circa 140 ettari e prevede attività agricole tradizionali su buona parte dei terreni, affiancate da alcune colture che abbiamo definito sperimentali, come origano, lavanda, asparago e altre varietà. Le chiamiamo sperimentali perché vogliamo testarle sia dal punto di vista della resa agricola sia da quello del mercato. Se le condizioni saranno favorevoli, l’idea è di ampliarle rispetto alle colture più tradizionali, che hanno una resa più garantita.»
Cosa rappresentano per voi queste attività?
«Rappresentano una parte importante delle aspettative che abbiamo sul progetto agrivoltaico, mantenendo comunque un’impostazione agricola tradizionale. Parallelamente, abbiamo realizzato vasche di accumulo molto capienti, anche su suggerimento della Commissione Tecnica di Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Sicilia, per raccogliere l’acqua nei periodi autunnali e invernali e utilizzarla nei mesi primaverili ed estivi, considerando che la disponibilità idrica è uno dei temi centrali dell’area.»
In che modo gestite le risorse idriche?
«Abbiamo progettato un sistema molto attento di raccolta, pompaggio e distribuzione dell’acqua, trattandola come una risorsa limitata. Un altro intervento rilevante riguarda il recupero di un capannone dismesso adiacente all’impianto, un tempo destinato a uso serricolo, che stiamo convertendo in una coltivazione indoor. Non abbiamo ancora definito con precisione le colture, ma stiamo implementando una tecnologia flessibile, con altezze variabili.»
«L’impianto è stato costruito sull’agricoltura, non il contrario»
Qual è il vostro obiettivo?
«L’obiettivo è affiancare l’attività agricola tradizionale in campo aperto a una produzione indoor più spinta, per massimizzare l’efficacia complessiva del progetto. Il punto di forza è che l’impianto indoor utilizzerà l’energia prodotta dall’impianto agrivoltaico per alimentare LED e sistemi di climatizzazione, rendendo sostenibile e competitiva anche la coltivazione indoor. In questo senso, lo smart farming è l’integrazione delle tecnologie per ottimizzare la produzione agricola, tradizionale e innovativa, recuperando al tempo stesso edifici dismessi del territorio.»
Questo impianto è stato definito un modello di equilibrio tra agricoltura e produzione energetica. Qual è stata la sfida più complessa?
«Più che una sfida, è stata una grande progettualità condivisa. Il progetto è nato mettendo insieme le competenze dell’operatore energetico e quelle dell’operatore agricolo, una realtà con una struttura solida, una forte presenza sul territorio siciliano e un brand già affermato nella commercializzazione dei prodotti. Abbiamo lavorato insieme fin dall’inizio, confrontandoci sulle esigenze di produzione energetica e su quelle agricole: lavorazioni, distanze, altezze, tipologie di strutture, con l’obiettivo di ridurre al minimo l’impatto sull’attività agricola. Da questo lavoro congiunto sono nate soluzioni progettuali che garantiscono un’altissima probabilità di successo dell’attività agricola, perché l’impianto è stato costruito sull’agricoltura e non il contrario. Il progetto è stato autorizzato e, grazie agli strumenti normativi che consentono modifiche non sostanziali, abbiamo potuto adattare il progetto originario alle esigenze concrete dell’operatore agricolo.»
Che futuro vedi per l’agrivoltaico in Italia, nel breve e nel lungo periodo?
«Se i risultati, soprattutto in termini di produzione e resa agricola, avranno il successo che ci aspettiamo, ritengo che l’agrivoltaico diventerà la soluzione dominante nel panorama italiano. Non solo per una questione di mercato, ma perché per i territori e i paesaggi italiani rappresenta una strada quasi obbligata, considerando i vincoli sempre più stringenti posti dagli enti autorizzativi.»
L’agrivoltaico è il futuro?
«Il futuro del fotovoltaico è l’agrivoltaico. Dovremo essere bravi a costruire soluzioni tecnologiche che costino relativamente poco di più rispetto a quelle tradizionali. Anche grazie all’esperienza di Ciminna, non vedo una distanza così significativa tra i costi di un impianto agrivoltaico e quelli di un impianto fotovoltaico tradizionale.»
«Per i territori italiani l’agrivoltaico non è solo un’opportunità, ma una strada quasi obbligata»
Cosa c’è ancora da fare?
«Siamo ancora all’inizio, ma c’è ampio spazio per rendere questi impianti sempre più competitivi e accettati dai territori, soprattutto per la continuità dell’attività agricola che garantiscono. Impianti di queste dimensioni permettono inoltre investimenti estremamente innovativi nel settore agricolo, come il vertical farming, che difficilmente sarebbero stati pensabili senza l’opportunità offerta dall’impianto fotovoltaico. Se riusciremo a trasferire questi benefici al mondo agricolo, l’agrivoltaico avrà un grande successo.»
Anche riguardo a Ciminna?
«Su Ciminna siamo molto fiduciosi e stiamo sviluppando altri progetti con la stessa impostazione, basata su una progettualità concreta costruita con gli operatori agricoli. In questo contesto, hanno avuto l’opportunità di sviluppare aziende molto innovative grazie a investimenti energetici robusti. Per questo ribadisco che il futuro del fotovoltaico è agrivoltaico: ce lo chiede il territorio, ce lo chiedono gli enti e ce lo chiede il paesaggio. Un paesaggio che accetta le rinnovabili, ma pretende continuità agricola e innovazione, anche attraverso nuove competenze e nuove professionalità.»
Cos’è un impianto agrivoltaico e come migliora la produttività agricola?
Un impianto agrivoltaico integra la produzione di energia solare con l’attività agricola, senza sottrarre terreno coltivabile. La sua forza sta nella progettazione: le strutture dei pannelli vengono pensate per convivere con le colture, rispettando distanze e altezze anche in funzione dei cicli agricoli. Questo approccio consente di mantenere coltivazioni tradizionali affiancandole, quando possibile, a colture sperimentali ad alto valore aggiunto, testate sia per resa che per mercato. Il risultato è un sistema più efficiente, che diversifica la produzione agricola e migliora l’efficienza complessiva del terreno.
Come si gestisce l’acqua in un progetto agrivoltaico sostenibile?
La gestione delle risorse idriche è un elemento centrale nell’agrivoltaico, soprattutto nelle aree soggette a stress idrico. I progetti più avanzati prevedono sistemi integrati di raccolta e distribuzione dell’acqua, con vasche dedicate per immagazzinare le precipitazioni nei mesi più piovosi e riutilizzarle nei periodi di maggiore necessità. Questo approccio permette di trattare l’acqua come una risorsa strategica, riducendo gli sprechi e garantendo continuità produttiva anche nei mesi più critici.
Qual è il futuro dell’agrivoltaico in Italia e perché è una soluzione strategica?
L’agrivoltaico è destinato a diventare una delle principali soluzioni per lo sviluppo delle energie rinnovabili in Italia. La sua capacità di coniugare produzione energetica e continuità agricola lo rende particolarmente adatto a diversi tipi di territori. Inoltre, consente l’introduzione di tecnologie innovative come lo smart farming e le coltivazioni alimentate da energia rinnovabile, aprendo nuove opportunità economiche per il settore agricolo e favorendo una maggiore accettazione da parte delle comunità locali.
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