Indietro foto di un campo agrivoltaico al sole con colture e pannelli
Intervista02 Marzo 2026

Matteo Di Carlo di DCH: «Agrivoltaico, quando il progetto agricolo viene prima dell’energia»

Un agrivoltaico davvero efficace nasce solo da un’agricoltura solida, autonoma e remunerativa. «L’energia non può compensare un’agricoltura debole» racconta il giovane imprenditore. Bisogna lavorare su integrazione dei redditi, circolarità dei processi, infrastrutture condivise e una richiesta chiara di regole. Così il settore guarda al 2026 e oltre

L’agrivoltaico evolve verso modelli sempre più circolari, in cui agricoltura ed energia si integrano in un sistema virtuoso. La vera sfida non è solo produrre energia, ma costruire ecosistemi efficienti, capaci di generare valore continuo attraverso l’interconnessione dei processi.

 

Qual è oggi la chiave di un agrivoltaico davvero vincente?
«La chiave è avere un progetto agricolo sostenibile e remunerativo di per sé, indipendentemente dall’attività energetica. Solo così l’agrivoltaico può reggere nel lungo periodo, senza diventare un peso, ma restando coerente e mantenuto per tutta la vita dell’impianto.»

 

Seguendo molti progetti agricoli, qual è il vero plus che l’agrivoltaico può portare alle colture e alle aziende?
«Il primo beneficio è economico, perché permette di integrare il reddito agricolo. Ma c’è anche un valore operativo molto concreto: un’area infrastrutturata, con energia disponibile, illuminazione, viabilità interna, sistemi di videosorveglianza.»

 

Oltre all’aspetto economico, quali vantaggi organizzativi emergono?
«C’è anche la possibilità di condividere risorse umane tra le attività di O&M energetico e quelle agricole. Per molte aziende, soprattutto nel Sud Italia, questo non è affatto scontato e rappresenta un valore aggiunto importante.»

 

«Nel lungo periodo l’Europa ha chiaramente scelto la strada dell’indipendenza energetica, puntando in modo deciso sulle rinnovabili. Il fotovoltaico ha un ruolo centrale»

 

Parli spesso di circolarità: come si intreccia con la cultura green attuale e con le tecnologie future?
«La circolarità è perfettamente allineata alla cultura contemporanea, sempre più orientata a una sostenibilità concreta e misurabile. Nei prossimi anni sarà rafforzata da tecnologie capaci di integrare dati, agronomia ed energia: sensori, sistemi di monitoraggio, automazione.»

 

Che ruolo può avere l’agrivoltaico in questa integrazione?
«L’agrivoltaico può diventare uno spazio reale di dialogo tra processi agricoli ed energetici, dove i flussi si integrano e generano valore condiviso, non compartimenti stagni.»

 

La circolarità è centrale anche nelle politiche europee. Come si traduce nei vostri progetti?
«Le risorse sono limitate e vanno tutelate. Lo vediamo chiaramente nelle politiche europee: nuove discariche non vengono più autorizzate e l’impianto normativo spinge verso il riutilizzo delle risorse. In questo contesto, la circolarità non è un concetto teorico, ma un principio operativo.»

 

 

 

 

Puoi fare un esempio concreto di questo approccio?
«Come gruppo abbiamo deciso di fondare i nostri progetti su questo modello, intrecciando i processi produttivi per creare configurazioni realmente sinergiche. Nei nostri impianti agrivoltaici, ad esempio, abbiamo previsto la realizzazione di dodici stalle: gli scarti di origine animale vengono recuperati e utilizzati per alimentare un impianto di biometano, inserito in una logica policentrica.»

 

«Oggi, quando si parla di nuova energia solare, si parla inevitabilmente di agrivoltaico»

 

Che tipo di valore genera questa impostazione?
«È un esempio concreto di economia circolare: ciò che per altri è un rifiuto o un costo diventa una risorsa produttiva. Anche il digestato, che normalmente rappresenta un costo di gestione, entra in un ciclo virtuoso. È così che la circolarità diventa un moltiplicatore di valore.»

 

Guardando al futuro del fotovoltaico, come immagini l’evoluzione nel 2026 e nel lungo periodo?
«Nel lungo periodo l’Europa ha chiaramente scelto la strada dell’indipendenza energetica, puntando in modo deciso sulle rinnovabili. Il fotovoltaico ha un ruolo centrale: parliamo di circa 40 GW previsti nei piani europei, e la stragrande maggioranza sarà sviluppata in forma agrivoltaica.»

 

Perché proprio l’agrivoltaico?
«La ragione è evidente: evitare il consumo di suolo. Gli enti autorizzanti stanno progressivamente limitando il fotovoltaico tradizionale. Oggi, quando si parla di nuova energia solare, si parla inevitabilmente di agrivoltaico.»

 

Che tipo di progetti saranno premiati in futuro?
«Modelli sempre più sostenibili dal punto di vista agricolo. La marginalità energetica sta diminuendo, quindi non ci sarà spazio per progetti agricoli artificiali o inefficienti. Serviranno impianti ben progettati, coerenti con le produzioni locali, capaci di adattarsi al clima senza forzature e senza costi eccessivi sugli input agronomici. L’agrivoltaico deve stare in piedi prima di tutto come progetto agricolo.»

 

Nel 2026 prevedi una crescita del settore?
«Sì, ma soprattutto in termini di impianti che verranno realizzati, non di nuove istanze presentate. L’originazione di nuovi sviluppi è in calo, mentre aumentano i progetti già autorizzati che stanno entrando nella fase realizzativa.»

 

Cosa manca oggi per dare una spinta decisiva all’agrivoltaico?
«Serve maggiore istituzionalizzazione e, soprattutto, chiarezza normativa. L’agrivoltaico non è più una nicchia: nei prossimi cinque anni diventerà una componente strutturale del sistema energetico e agricolo italiano, ma oggi manca un quadro regolatorio chiaro.»

 

Quali sono le principali criticità?
«Non è chiaro se sia possibile usufruire dei titoli AGEA, come vengano trattate fiscalmente le imprese agricole agrivoltaiche, come venga considerata l’IMU o se si abbia accesso alle agevolazioni previste per l’agricoltura. Questa incertezza è fortemente penalizzante.»

 

Che conseguenze ha questa mancanza di chiarezza?
«Anche noi stiamo avviando parchi senza sapere con certezza a quali regole saremo sottoposti. Non sappiamo se possiamo essere considerati aziende agricole a tutti gli effetti. Questo rallenta lo sviluppo della componente agricola, che rischia di restare subordinata all’energia invece di essere riconosciuta come attività autonoma e centrale.»

Che significa agrivoltaico e quando un progetto funziona davvero?

L’agrivoltaico è un sistema che integra produzione agricola ed energia solare nello stesso spazio, secondo una logica di economia circolare. Un progetto può dirsi davvero funzionale quando i diversi processi (agricoli, energetici e produttivi) interagiscono in modo corretto tra loro, trasformando scarti e risorse in valore. In questo modo si crea un ecosistema efficiente e autosostenuto, in cui l’agricoltura non è subordinata all’energia, ma parte integrante di un ciclo virtuoso.

Perché la filiera e la normativa sono decisive per il futuro dell’agrivoltaico?

Lo sviluppo dell’agrivoltaico dipende sempre più da un quadro normativo chiaro e da una filiera strutturata. Oggi esistono ancora incertezze su aspetti fiscali e autorizzativi che rallentano gli investimenti e la crescita del settore. Senza regole definite e una maggiore istituzionalizzazione, il rischio è che l’agricoltura resti subordinata all’energia. Al contrario, una governance chiara può rendere l’agrivoltaico una componente stabile del sistema energetico e agricolo italiano.

Quale ruolo avranno tecnologia e innovazione nel futuro dell’agrivoltaico?

Tecnologia e innovazione saranno elementi centrali per rendere l’agrivoltaico sempre più efficiente e competitivo. L’integrazione di sensori, sistemi di monitoraggio, automazione e, in prospettiva, robotica permetterà di ottimizzare sia la produzione agricola sia quella energetica. Questo approccio consente di gestire meglio le risorse, migliorare le rese e rendere sostenibili anche superfici oggi difficili da coltivare, aprendo nuove opportunità per il settore agricolo.

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